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Il comune di Orio Canavese appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

Storia

Orio Canavese si distende per una superficie di 7,12 km² su una collinetta morenica, dalla cui sommità l'occhio può spaziare sulla circostante pianura fino a Torino, distante circa 34 km.

La sua esigua superficie si allunga dalla pianura ad un'altitudine di 275m. fino a raggiungere i 430m della sommità della collina. Questa particolarità fa sì che il paese, esposto a sud, possa godere della luce e del calore del sole dall'alba al tramonto. Ed è per questo che ha potuto diffondersi la coltivazione dei territori in pianura, con la nascita e lo sviluppo di aziende a carattere zootecnico cerealicolo.

Ed è soprattutto per questo che la storia del vino a Orio è così importante, con radici che risalgono al 1800.


Si pensa che il nome Orio derivi dal latino "Horreoum" che significa casolare rustico, granaio.

Di Orio se ne hanno notizie nel 1003, quando Arduino cedeva Orio al diacono di Ivrea.

Durante il Medioevo restò dominio eporediese ma anche i Biandrate e il Marchese di Monferrato vi esercitarono diritti feudali. Presumibilmente durante il medioevo fu costruito, il cosiddetto "Castelvecchio", uno dei due castelli che sovrastano la collina. Questo si trova in direzione Sud-Est dove attualmente rimangono solo i ruderi avvolti nella vegetazione; il secondo di fine settecento si trova sulla diagonale in direzione Nord-Ovest.

Nel 1631 in seguito al trattato di Cherasco, Orio passa definitivamente ai Savoia che, anni dopo, riconobbero una parte della signoria al Conte Compans di Brichanteau distinta casata di origine francese, che nel 1833 cedette i propri diritti alla famiglia Sallier de la Tour che acquistava la residenza di Orio, conosciuta come il "Castello" con il relativo tenimento.

Durante l'Ottocento il conte Vittorio si impegnò a perfezionare la coltura della vite oltre ad abbellire ed ampliare l'edificio con una nuova ala che costituisce la facciata principale; la cappella di S.Silvestro in stile neoclassico, ricca di affreschi ed eleganti stucchi, e la galleria che un tempo custodiva pregevoli quadri. Fu il marchese De la Tour a impiantare a Orio vigneti pregiati come il Borgogna e il Bordolese, perfezionandone la coltura e dando inizio alla viticoltura e alla produzione di vino: passione che vive ancora oggi nei vignaioli oriesi.

Nel 1845 per beneficenza del Conte de la Tour, governatore di Torino, venne istituita una scuola femminile, a completamento di quella maschile già esistente.

La famiglia de la Tour cedette il castello all'INPS negli anni venti che lo trasformò in ospedale militare dal 1928 al 1949 quando divenne preventorio per malattie polmonari. Trent'anni dopo, l'amministrazione decide di cessare l'attività destinando la costruzione ad archivio dell'U.S.L. prima del suo abbandono definitivo.

Fin dall'inizio del Novecento Orio visse una forte una forte emigrazione di intere famiglie verso l'America, ed altri, soprattutto donne, verso la Francia dove trovarono lavoro presso industrie tessili. Il motivo era sempre lo stesso, la vita era difficile, soldi ce n'erano pochi e il lavoro in campagna rendeva sempre meno. Cercare fortuna all'estero sembrava la scelta migliore. Alcuni però, non trovando le condizioni sperate oltre oceano, fecero ritorno, ristabilendosi a Orio.

Arrivando agli anni Venti, il mondo fu sconvolto dal primo conflitto mondiale. La Grande Guerra si combattè nelle regioni di confine del Nord est; molti uomini e ragazzi partirono da tutta Italia alla volta del fronte. È' una guerra che si è combattuta in tempi lontani, per cui i ricordi sono pochi e confusi. Vi parteciparono i ragazzi del 1899, l'ultima classe di richiamati, decimata in guerra.

In memoria dei caduti venne costruito l'asilo Maria Ausiliatrice inaugurato nel 1926 sulla cui facciata compaiono i nomi dei caduti sulla lapide posta sulla facciata dell'edificio.

Fino a qualche decennio fa, il 4 novembre si svolgeva una celebrazione per ricordare la vittoria dell'Italia contro l'Impero Austroungarico e per ricordare i caduti nella Grande Guerra, con una processione lungo il viale di accesso all'asilo, chiamato "viale della rimembranza", poiché c'erano tanti pini quanti i caduti e alla base di ognuno una targhetta che riportava i loro nomi. Ora i pini sono stati sostituiti da tigli e la processione con la deposizione della corona di alloro sotto la lapide dei caduti non si celebra più.

Molto più sentita fu la Seconda Guerra Mondiale in quanto molta gente fu inviata al fronte e i soldati tedeschi occupavano e controllavano la vita quotidiana del paese. Furono organizzate squadre partigiane per contrastare gli occupatori; il culmine di questa lotta fu la fucilazione di Ponzetto Giuseppe avvenuta nella piazza ora a lui dedicata.

L'alpino Ernesto Blanchietti si distinse nella lotta perdendo la sua stessa vita e gli venne conferita una medaglia d'argento.

Nell'immediato dopoguerra, la popolazione andava spostandosi sempre più verso Torino alla ricerca di un lavoro; così il vigneto veniva soppiantato dai seminativi. Le ragazze trovavano impiego nelle industrie tessili di Stanbino e Ivrea.

Nel 1954 più di 50 famiglie oriesi sono state colpite dall'epidemia di tifo dovuta all'inquinamento delle acque: 80 ricoverati e 6 morti in prevalenza vecchi e bambini. Questo accadde a causa di infiltrazioni in una sorgente utilizzata per fornire l'acqua alla parte bassa del paese che ne era scarsa.

Dal 1955 al 1960 lo sviluppo economico toccò anche un piccolo centro come Orio con l'arrivo delle prime televisioni ed in seguito dell'auto e delle macchine agricole. Il paese venne rimodernato con la costruzione della rete fognaria, di un nuovo acquedotto, che consentì la distribuzione dell'acqua potabile in tutte le case e l'asfaltatura delle strade.

Negli anni Sessanta sono state inaugurate le nuove scuole elementari spostate dalla parte alta del paese al centro.

Nel 1970 viene scavato un nuovo pozzo per l'acqua profondo 132 m.

La Vecchia Parrocchiale della Natività di Maria Vergine è stata soppiantata da quella eretta negli anni 1970 nella parte bassa dell'abitato.

Nel 1979 è stato creato il Centro Sportivo, dotato di campi da calcio, tennis, pallavolo e bocce con annesso parco giochi per i bambini. Nello stesso periodo il comune è stato trasferito al centro del paese vicino a piazza Tapparo ed alle scuole elementari.